FIORDUVA: vino estremo. Tra viti e rocce a strapiombo sul mare della Costiera amalfitana.

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Dopo mesi di attesa imposta dall’emergenza sanitaria, ritorno finalmente nella splendida città partenopea, capoluogo della Campania. Siamo a febbraio ma Napoli mi accoglie col suo sole raggiante; la temperatura primaverile, al di sopra della media stagionale, mi invita a recarmi all’aria aperta. Dalla  terrazza della mia casa materna il paesaggio è incantevole: il maestoso Vesuvio sovrasta il golfo, la luce  si riflette sulla Penisola Sorrentina  illuminando Punta Campanella, punta estrema della penisola che segna l’inizio della Costiera Amalfitana.

Il mio pensiero corre verso  quel luogo magico, a me particolarmente caro per aver coronato lì il mio sogno d’amore. Rivedo scorci paesaggistici suggestivi, mi emoziono nel ricordare le  grandi bellezze naturali e le testimonianze storico-artistiche che rappresentano l’identità delle origini romane come le ville di Minori  e Positano.

E’ una zona meravigliosa, caratterizzata da ripidi pendii che si tuffano nelle acque cristalline del golfo di Salerno, baie, insenature, terrazzamenti per la coltivazione di profumatissimi limoni e preziose viti. Il terroir e la viticoltura qui sono dettati dalla topografia e dalla geologia della Penisola Sorrentina. I terrazzamenti posti su ripide pareti rocciose a picco sul mare precludono l’uso di attrezzature per la raccolta meccanizzata. In questa zona molti vigneti sono tanto belli da vedere quanto costosi da gestire . E’ proprio la loro posizione poco accessibile ad aver salvato i vigneti di Amalfi dal destino vissuto da quelli di Capri, dove il turismo si è rivelato un’alternativa irresistibile alla viticoltura e le vigne sono state sradicate.

FuroreRavello e Tramonti sono tre villaggi della Costiera Amalfitana dove si producono vini Costa d’Amalfi DOC  particolarmente pregiati e per questo hanno dato il nome ad altrettante sottozone della denominazione.

Proprio a Furore, a 500 metri di altitudine, tra viti e rocce dolomitiche, a strapiombo sul mare, sorgono le cantine Marisa Cuomo. Le viti sono allevate prevalentemente a pergola, talvolta a raggiera o a spalliera,  spesso vengono piantate su piccolissimi fazzoletti di terra o  su pareti rocciose veticali. L’affinamento dei vini avviene in barriques poste in un luogo affascinante,  umido e fresco: un’antica cantina scavata nella roccia di origine dolomitico-calcarea.

Riaffiorano i miei ricordi ed i commenti entusiasmanti di alcuni membri della nostra federazione  in seguito alla visita in quella splendida cantina, nonché la  lunga ed interessantissima chiacchierata con la produttrice nel corso della mia partecipazione all’ultima edizione del  Vinitaly  in compagnia di altri soci dell’associazione.

Parlammo a lungo di viticoltura eroica, di vini estremi, della sua determinazione nel piantare viti su terreni impervi, della meticolosa cura nella selezione di uve nobili, dell’ estrema difficoltà di raccolta delle uve, della tutela dei vitigni autoctoni  della zona Doc di Furore quali la Falanghina e la Biancolella  che danno vita al Furore Bianco, il Per ‘e Palummo e l’ Aglianico da cui nasce il Furore Rosso.

Ci parlò con enfasi delle due  più importanti etichette per le Cantine Marisa Cuomo, vini che vantano un ricco medagliere,  accomunati da una ridotta resa per ettaro e da una vendemmia tardiva: il Furore Rosso Riserva ed il Fiorduva.

Dopo la degustazione ,  in qualità di soci dell’associazione Idee in Fermento,i miei amici sommelier ed io la invitammo a partecipare alla successiva edizione di Tutti giù in cantina. Lei accettò volentieri l’invito, che gioia!!! I suoi vini sarebbero stati sui nostri banchi d’assaggio!! Eravamo tutti al settimo cielo, non solo per la meravigliosa notizia ma anche  per la qualità eccelsa e per il rilevante numero di vini degustati.

Ripensando a quei piacevolissimi momenti, ritorno alla realtà; mi viene in mente di avere in cantinetta una bottiglia di Costa d’Amalfi DOC Fiorduva 2018, acquistata in previsione del cenone della Vigilia di Natale e di non averla potuta degustare a causa dell’istituzione della zona rossa che  ha impedito a tutti gli italiani di raggiungere i propri cari durante le festività.

Decido che è il momento migliore per aprirla: pratico un taglio netto e preciso sotto la baga, elimino la capsula, estraggo il tappo; constatato che il vino non presenta difetti, inizio la degustazione in terrazza. La splendida cornice paesaggistica esalta le caratteristiche del nettare degli dei.

E’ un vino limpido, trasparente,  dal colore giallo carico con riflessi dorati. Al naso presenta sentori di  albicocca,  fiori di ginestra, con richiami di frutta esotica. Al palato è morbido, denso, al contempo sapido,  caratterizzato da un’ importante persistenza aromatica  di albicocca secca, uva passa e canditi.

Le uve surmature dei vitigni autoctoni della costiera Fenile 30%, Ginestra 30%, Ripoli 40%, vengono raccolte manualmente la terza decade di ottobre e giungono in cantina integre. Dopo una pressatura soffice il mosto fiore, previo illimpidamento statico a freddo e inoculo di lieviti selezionati, fermenta alla temperatura di 12°C per circa tre mesi in barriques di rovere francese.

Rimango estasiata dal’esplosione dei suoi profumi, dalla sua persistenza aromatica, tutte le componenti sono  estremamente in equilibrio tra loro. Divino se degustato come vino da meditazione, si sposa  bene con  tutti i piatti della cucina di mare, anche elaborati, a base di pesce e crostacei come una ricca “Zuppa di pesce fresco”, o uno “Spaghetto alla Colatura di Alici di Cetara”. Si presta bene all’abbinamento con formaggi stagionati ed erborinati; Equilibrato in abbinamento con il “Provolone del Monaco DOP e Marmellata di Pera Pennata”.

Il Fiorduva è un vino che rimane impresso nel cuore e nella mente, gli aromi che si destano nel naso e nella bocca rappresentano in pieno la storia e le caratteristiche del territorio.

E’ un  vino estremo, eroico, figlio della fatica, del sudore  e della laboriosità della produttrice e del suo staff che sono riusciti miracolosamente a strappare alla roccia lembi di terra e a coltivarli con enormi sacrifici, ma soprattutto con profonda passione e  amore.

Il mio viaggio nell’incantevole  Costiera Amalfitana termina qui, vi do appuntamento alla prossima settimana per enovagare insieme  alla scoperta di  vini e mete sconosciute.

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