TIGNANELLO, il mito ritrova unità e noi lo ricordiamo in degustazione nel 2019

Comincia oggi una nuovo impegno per la nostra associazione, Idee in Fermento infatti – dopo aver dovuto annullare l’edizione 2020 di “Tutti giù in cantina” – non ha smesso di progettare e studiare soluzioni per gli appassionati di enogastronomia. Per questo, visto il perdurare delle criticità sanitarie che preoccupano tutti noi, abbiamo deciso quantomeno di raccontare un po’ il vino per come ci piace, come lo vediamo, cosa pensiamo dei fatti che capitano alle aziende vicine o a quelle lontane ma tanto amate da tutti noi. Abbiamo chiamato questo spazio “Enovagando”, lo declineremo in articoli sul sito e in post sui Social (anzi, seguiteci anche su Facebook qui e qui e Instagram) a cadenza settimanale ogni giovedì. Cominciamo oggi con un articolo sul Tignanello, un vino-mito che abbiamo avuto in degustazione a Velletri nell’ultima edizione di “Tutti giù in cantina”, quella del 2019, grazie alla collaborazione con IVO’S Bar Enoteca del nostro amico Ivo  De Sanctis. Insomma, buona lettura e a presto!

Mancavano quattro ettari alla famiglia Antinori, nobile ed antichissima famiglia di “vinattieri” toscani, per ricomporre nella sua unità originaria la proprietà della collina di TIGNANELLO, dove si coltivano le uve che danno origine ad uno dei vini italiani più conosciuti al mondo. Il toponimo Tignanello sembra possa derivare dalla divinità etrusca Tinia, l’equivalente del più noto Zeus di ambito greco.

Il Marchese Piero Antinori, presidente onorario dell’omonima azienda, ha dichiarato di sentirsi particolarmente orgoglioso per il ritorno in famiglia di quei terreni. Lo stesso Piero Antinori ha precisato che il Tignanello è un vino a cui tiene particolarmente, avendo egli stesso contribuito in prima persona alla sua nascita, con la prima annata del 1971, attraverso un’idea maturata grazie a studi e ricerche, molte delle quali partendo da quel vigneto situato in un’area del Chianti Classico particolarmente vocata alla produzione di vini di grande qualità.

La prima annata del Tignanello venne messa in commercio nel 1974 con l’etichetta che riportava la scritta “76.682 viti di antica vigna chiantigiana, detta Tignanello”. Era la scritta ideata dal designer e grafico Silvio Coppola. Alla base del progetto Tignanello c’era l’idea di Niccolò e Piero Antinori, che si perfezionò col contributo dell’enologo Giacomo Tachis, il “papà” del celeberrimo Sassicaia. Il Tignanello è stato il primo Sangiovese ad essere affinato in barriques, il primo rosso moderno assemblato con varietà non tradizionali come il Cabernet e tra i primi vini rossi nel Chianti Classico a non usare uve bianche. È prodotto solo nelle annate migliori con una selezione di Sangiovese (80%), Cabernet Sauvignon (15%) e Cabernet Franc (5%), cresciute nella tenuta omonima ed è classificato come IGT Toscana. La fermentazione malolattica avviene direttamente in barrique, per esaltare finezza ed aromi. I vari vini maturano separatamente per 12-14 mesi in fusti di rovere francese ed ungherese, nuovi e di secondo passaggio, a cui segue l’assemblaggio e dopo pochi mesi l’imbottigliamento.

Il Tignanello ha un colore rosso rubino molto intenso, un complesso bouquet di frutti di bosco, more e ribes, che si fondano con le piacevoli note di vaniglia, cacao e cuoio, donate da un ottimo dosaggio ed una buona amalgama dal legno, miste agli aromi di liquirizia e balsamici. Al palato è ricco, avvolgente e vibrante, con morbidi e setosi tannini, minerale, equilibrato e lungamente persistente. Si consiglia il Tignanello su piatti della tradizione italiana, come pasta al ragù, grigliata di carne, umidi e stracotti, cacciagione e formaggi stagionati. Da servire ad una temperatura di 18/20°.

Buona lettura e seguiteci per la prossima puntata giovedì prossimo qui o sui Social!

 

Disclaimer: la foto del vigneto di Tignanello è del sito antinori.it

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